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L'ospedale del futuro

Lo sviluppo tecnologico ci pone di fronte all'esigenza irrinunciabile di un'approfondita riflessione etica. L'unica via per affrontare questo crescente disagio che coinvolge sia il paziente sia la figura del professionista è ripensare dalle radici la medicina, e rifondarla partendo da un primo e fondamentale principio: il malato ha il diritto di essere al centro del lavoro dei medici, dei tecnici, degli infermieri e del personale amministrativo degli ospedali, delle aziende sanitarie, dei servizi di assistenza territoriale. Tutto deve ruotare attorno al paziente. Non dovrebbe essere eticamente ammissibile anteporre interessi di carriera o personali a quelli della persona sofferente che vive un momento di grande debolezza e quindi va tutelata più di ogni altra. Ogni atto professionale deve porre al centro la persona, nella sua unicità irripetibile, e deve considerarla un fine (o, meglio, deve considerare un fine il suo benessere) e mai un mezzo.

Il primo ambito da riformare in tal senso è senz'altro l'ospedale. Anche se i giganteschi e disumani ospedali di un tempo sono destinati al ridimensionamento, in quelli moderni purtroppo la situazione non è molto migliorata. Per le difficoltà a muoversi o per le condizioni oggettive di malessere e fragilità, il paziente non può reagire, ma solo debolmente protestare, ed è talvolta ostaggio di un apparato che, in realtà, non lo considera e non lo rispetta pienamente. Ci siamo talmente abituati a questa situazione che ci sembra normale sia il paziente ad adattarsi alle esigenze dell' ospedale e non viceversa. Il punto è che il malato deve invece essere messo in condizioni di poter decidere liberamente e consapevolmente: è questo il primo basilare precetto che discende dalla rivoluzione etica al centro di questo libro. Un tempo il malato era l'oggetto di una decisione del medico, oggi invece dobbiamo considerarlo il soggetto a cui vanno fornite tutte le informazioni

utili affinché possa esercitare il suo diritto di scelta. Il medico ha l'obbligo di proporre soluzioni, di illustrarne i rischi e i benefici senza omettere le eventuali alternative. Ma sono importanti altri tre diritti, spesso trascurati negli ospedali: il diritto a non soffrire, il diritto alla dignità nella sofferenza e il diritto a non essere trattato come una «cavia».

La centralità del malato, però, va coniugata con il rispetto della privacy, ovvero di un altro diritto importante: quello della riservatezza. Grazie anche al principio ben consolidato del segreto professionale, in questa visione l'individuo risulta più garantito. Anche se, oggi, la complessità della nostra società ci pone di fronte a nuovi e moderni interrogativi: per esempio, se un malato è sieropositivo il medico può informarne il partner senza il consenso del malato? La risposta, per la stragrande maggioranza degli esperti di etica, è no. Il medico non può, nemmeno a fin di bene, violare la privacy del malato. Può solo fare opera di convinzione perché sia lo stesso paziente sieropositivo ad informare il partner.

 

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