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L'ospedale del futuro
Si è calcolato che in un Paese
moderno siano sufficienti due -
quattro posti letto ogni mille
abitanti. In Italia negli anni
Novanta ce n'erano mediamente, tra
pubblico e privato, quasi il doppio.
Le Regioni, a cui oggi è delegata la
gestione della Sanità, si sono
ritrovate a dover fare i conti con
questa realtà. Ci si è chiesto se
fosse giusto chiudere i piccoli
ospedali in località lontane dai
grandi agglomerati urbani. È vero
che i reparti di maternità o di
pediatria tranquillizzano gli
abitanti dei piccoli centri,
soprattutto se il grande ospedale a
cui fare riferimento dista molti
chilometri, magari non facilmente
per- corribili. Tuttavia bisogna
considerare che anche il più
semplice dei reparti di maternità
deve essere in grado di gestire i
casi difficili, le complicazioni e
le eventuali emergenze, e dunque
disporre di apparecchiature
diagnostiche e terapeuti- che
sofisticate.
Quello di cui necessitano i piccoli
centri è la presenza di un'
organizzazione diagnostica
eccellente, che sappia rapidamente
identificare i casi con patologie
importanti da indirizzare ai centri
ospedalieri più adatti a curare le
malattie riscontrate. Quindi nel
futuro assisteremo a una separazione
tra medicina diagnostica,
capillarmente diffusa su tutto il
territorio, e medicina terapeutica,
concentrata in un numero non
eccessivo di ospedali
super-attrezzati. L'obiettivo da
raggiungere - e il modello è valido
per tutto il mondo e non solo per
l'Italia - è quello di una rete di
ospedali, con una dotazione massima
di 400 posti letto, moderni nelle
attrezzature, di facile
manutenzione, che abbiano come
priorità le patologie acute,
costruiti principalmente per
rispondere alle esigenze del malato.
L'ospedale non deve essere
esclusivamente luogo di sofferenza,
e in quanto tale da evitare, ma un
posto dove il paziente possa trovare
servizi simili a quelli che può
trovare accanto al- la sua
abitazione. Ogni Regione valuterà,
in base alla presenza di centri
abitati nel suo territorio, dove
dislocare queste strutture e quali
trasformare in centri di riferimento
per specifiche patologie o
interventi ad alta specializzazione
(i trapianti, per esempio). Sarà un
ospedale funzionale, in grado di
restare concettualmente sempre al
massimo di modernità, impostato in
modo tale da poter essere
continuamente aggiornato in tempi
rapidi e a costi contenuti.
Durante il governo guidato da
Giuliano Amato una commissione di
esperti, aiutata da uno dei più
importanti architetti a livello
mondiale, Renzo Piano, ha progettato
il modello base dell' ospedale del
Terzo Millennio. La collocazione
ideale sarà in periferia, in mezzo
al verde, fuori dai congestionati
quartieri metropolitani, con un
bacino d'utenza di 200.000 abitanti,
su un'estensione di 10-15 ettari.
La capienza sarà al massimo di 400
letti, le palazzine di non più di
quattro piani (e di non oltre 20
metri) di altezza, quanto gli alberi
ad alto fusto che le circonderanno.
Il 60 per cento dei letti dovrà
essere a disposizione della
chirurgia, delle patologie acute e
dell'urgenza. Intorno dovranno
esservi ampi parcheggi e un
eliporto. La formula base è quella
della costruzione in due blocchi:
l'area ad alta tecnologia e ad
elevata intensità d’assistenza
(high care), dedicata
alle terapie complesse per i malati
acuti, che dovranno rimanervi
pochissimi giorni (2-4), e l'area a
basso livello d'assistenza
(low
care), una struttura di
tipo residenziale, dove il paziente
trascorrerà i pochi giorni
successivi alle terapie, sempre
sotto l'occhio vigile dei sanitari
che l'hanno operato o curato.
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