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L'ospedale del futuro
Sarà un ospedale più umano e
gradevole attorno al quale dovranno
ruotare i medici di famiglia a cui
dovranno fare riferimento, i centri
diagnostici sul territorio e le
strutture socio- sanitarie. Tutte
queste componenti non agiranno in
modo indipendente ma in simbiosi, al
fine di assicurare al cittadino una
continuità di assistenza.
Quello di Piano è un progetto che
potrebbe portare nel giro di dieci
anni alla costruzione di 50 nuovi
ospedali da 150 milioni di euro
ciascuno (questo il costo calcolato
a struttura completata e
funzionante, apparecchiature
comprese).
Volendo fare un’ipotesi che preveda
lo smantellamento del 70 per cento
degli ospedali attualmente
esistenti, un Paese come l'Italia
dovrebbe costruire, tenendo conto
della distribuzione in tutto il
territorio nazionale, 200-300 centri
di questo tipo per avere
un'organizzazione sanitaria
d'avanguardia e da imitare. Il costo
totale? 30-40 miliardi di euro. Una
cifra elevata, ma accettabile se
divisa in molti anni e soprattutto
se si pensa che rappresenterebbe una
rivoluzione epocale e di rilevanza
mondiale. Il modello, peraltro, si
potrebbe applicare anche ad alcuni
degli ospedali esistenti, a patto
che la spesa di ristrutturazione
calcolata resti in parametri
competitivi rispetto alla
costruzione ex novo; a volte,
infatti, riadattare una vecchia
struttura costa più che fare tabula
rasa e ricominciare da zero.
In quanto alle opere incompiute, una
piaga tutta italiana, al- cune sono
irrecuperabili, mentre altre
potrebbero essere riconvertite e
completate. Ferma restando la
situazione attuale, «gonfia» di
posti-letto, 300 dei vecchi ospedali
sono inevitabilmente da «tagliare»
perché obsoleti, inutili e
strutturati per essere comunque
inefficienti: dai 750 ospedali
attuali si dovrà inevitabilmente
passare a 450.
Fin qui l'auspicabile. La pratica,
però, deve fare i conti con un vero
punto interrogativo: i
finanziamenti. Secondo una ricerca
compiuta nel 1997 da Elio Guzzanti,
dal 1988 ad oggi 12.000 miliardi di
vecchie lire sono stati spesi per
ristrutturare e ampliare gli
ospedali, la metà per costruirne di
nuovi, altri 4500 circa per altri
interventi. Poco meno di 23.000: 12
miliardi di euro, sufficienti a
realizzare 77 nuovi ospedali modello
Piano.
Lo stesso Renzo Piano spiega così la
filosofia del progetto: «È una sorta
di libretto d'istruzioni. Non si
tratta di bonari consigli. Ma di
comandamenti finalizzati alla
centralità del malato,
all'umanizzazione degli ospedali e
alla loro efficienza organizzativa,
non certo all'estetica. L'aspetto
estetico dipenderà dagli architetti
che parteciperanno ai concorsi,
tenendo conto che ogni architettura
deve mettere radici in una
geografia, in una cultura e in una
storia locale, ma anche che la
'macchina' dovrà essere
standardizzata, delineata
capillarmente da questo modello,
nato dalla collaborazione con i
ministeri dei Lavori Pubblici e
della Cultura.
Realizzare questo progetto è come
tracciare un binario. Un ospedale è
una macchina molto complessa da
progettare perché ha esigenze
specifiche di costruzione,
d’affidabilità e di flessibilità
impiantistica. Basti pensare che,
ogni cinque, sei anni, si rinnova
negli strumenti di diagnostica.
Bisognerà tenerne conto, in modo che
si possa intervenire senza
sbaraccare tutto, senza dovere
chiudere i reparti».
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