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L'ospedale del futuro
L'ospedale modello pensato e
disegnato da Piano è una specie di
sandwich: «Quattro piani, sopra e
sotto ai quali è previsto un piano
di impianti e di servizi. I sistemi
costruttivi devono essere
particolarmente avanzati. Questo
impone che gli appalti - ecco la
necessità di coinvolgere i Lavori
Pubblici - non possano essere
concepiti come si fa di solito, con
le gare, ovvero non potrà vincere
l'offerta del prezzo più basso.
Occorrerà portare in campo parametri
differenti di giudizio, che tengano
conto della qualità e non solo della
economicità».
I nuovi ospedali coinvolgeranno una
nuova cultura urbanistica. Pur
avendo solo 400 letti, questo
modello di base obbliga a superfici
fra i 10 e i 15 ettari. Come abbiamo
detto, estensioni così vaste
potranno essere individuate solo
nelle periferie. Piano ha pensato
l'ospedale come ad uno di quegli
impianti civici in grado di
«fecondare» i quartieri-dormitorio.
C'è un altro aspetto fortemente
culturale: l'ospedale dovrà
integrarsi sempre di più nella
comunità. Non si tratta solo di un
criterio urbanistico, ma di un
elemento necessario per raggiungere
uno scopo più alto: umanizzare al
massimo i giorni di ricovero del
malato, puntando alla qualità
esistenziale della degenza.
«Ciò significa», continua Piano,
«progettare l'ospedale avendo come
bussola la sofferenza, la fragilità,
la vulnerabilità anche sensoriale
del malato. Progettare nel più alto
rispetto per l'uomo: una dimensione
umanistica ma fortemente agganciata
a una rigorosa dimensione
scientifica e a un ferreo concetto
di funzionalità. È il continuo
pendolo fra una tematica socio-
umana e una tematica
tecnico-scientifica.»
La centralità del malato si esprime,
innanzitutto, in quei quattro piani
che, secondo il progetto, dovranno
essere immersi nel verde. Poi, in
quei soli 400 letti: una struttura
ridotta, nella quale poter
respirare, vivere la luce. Il
modello pone molta attenzione all'
ergonomia della struttura: la
vibrazione della luce, l'acustica,
la qualità tattile dei materiali, i
colori, il tipo di finestre, di
comodini. «Settant'anni fa Alvar
Aalto ci ha insegnato che si può
fare uno straordinario luogo di
degenza, sublimando questi aspetti»,
ricorda Piano. Tutti sanno quanto
sia squallida e deprimente, in una
camera d'ospedale, una fredda
illuminazione al neon. All'interno
dell'edificio ci saranno una piazza
e una strada, arricchite non solo
della rituale cappella e del
ristorante-bar, ma di una
biblioteca, di sale per i corsi di
aggiornamento dei medici, di negozi
e di un' edicola. Saranno il luogo
dove tutto il mondo dell’ospedale si
incontrerà. È la metafora
umanizzante della città dentro
l'ospedale.
Al piano terra, oltre al pronto
soccorso e ai servizi di endoscopia,
di riabilitazione e di dialisi,
troviamo i day hospital, i locali
per i visitatori e l'attività
formativa dei medici. Ma ci sono
anche l' auditorium, il teatro, la
sala riunioni, le aule per la
formazione professionale e l'asilo,
dove i dipendenti possono affidare i
propri bambini a personale
specializzato.
Al primo e al secondo piano troviamo
le strutture sanitarie: le camere
operatorie, i reparti di degenza e
una piccola ala, nella zona
alberghiera, destinata a ospitare i
famigliari dei pazienti in
rianimazione o ricoverati al pronto
soccorso che non possono permettersi
sistemazioni economicamente più
impegnative. Tutti i percorsi
all'interno dell'ospedale sono ben
distinti e al piano terra spicca una
reception di tipo alberghiero che
umanizza ancora di più l'ospedale.
Ovviamente è prevista un’area
riservata ai laboratori, attrezzati
di tutto punto. |