La Professione  
  Il Sindacato  
  Il Volontariato  
  IL Partito  
  L'amministatore  
  La famiglia  
  La Politica  
  Photogallery  
  Le manifestazioni  
   

I Link  

   
     
 
 

 

 

Veronesi:

“Tutta l'Europa ci invidia il nostro Pediatra”

Il Presidente

Nazionale FIMP

L'ospedale del futuro

I letti saranno tutti organizzati in camere singole. Piano, insieme all'architetto Lamberto Rossi e agli esperti della Commissione di studio, ha disegnato il comfort, oltre alla difficile macchina dell'impiantistica, delle sale operatorie, che sono 40 sui 400 letti: una ogni dieci malati, comprese quelle piccole per le endoscopie o per la diagnostica interventistica.

 Ogni camera, tranne quelle delle cure intensive e quelle del pronto soccorso, avrà un letto per il malato e un eventuale letto per un famigliare. Quasi tutti gli ospedali, per impossibilità logistiche, vietano la presenza del famigliare che, invece, nei casi più gravi è preziosa per un' assistenza amorevole. La stanza singola non è un lusso, è una necessità. Anche gli spazi sono stati studiati alla perfezione: l'ospedale dovrà occupa- re complessivamente circa 50.000 metri quadrati. Ogni stanza sarà di 25 metri quadrati, con bagno, tv e ogni comfort.

L'aspetto terapeutico deve essere prioritario, con degenze brevi (2-4 giorni contro gli attuali 8-10 di media) e quindi liste d'attesa minime dato l'alto turnover. Per quanto riguarda i medici, devono avere a disposizione «dentro la struttura» tutto ciò che consenta loro di svolgere al meglio la loro professione, compresa la possibilità di assicurare le prestazioni private ai pazienti. Saranno quindi impegnati a tempo pieno, ma potranno svolgere libere attività professionali una volta terminato il loro impegno per il servizio sanitario.

L'ospedale è anche sede di ricerca, un' attività indispensabile e altamente qualificante, sia per il medico sia per la struttura. Sul territorio, viceversa, deve essere distribuita gran parte dell’attività diagnostica.

Il medico di famiglia dovrà essere collegato all'ospedale, seguire i propri assistiti e discutere dei casi con i suoi colleghi ospedalieri, diventare il trait d'union tra la struttura ospedaliera e il territorio.

Il modello si basa, oltre che sulla centralità del malato e sulla necessità di umanizzare la struttura, sulle nuove esigenze medico-scientifiche e organizzative.

L'esperienza insegna che il malato viene trattenuto in ospedale troppo a lungo. È per questo che, come dicevamo prima, bisogna considerare due livelli di cure: l'high care, cioè la degenza vera e propria, e la low care, che equivale al breve periodo della ripresa sotto controllo medico. In Italia succede che il letto occupato più a lungo del necessario sia proprio quello destinato alla cura intensiva, che raramente deve durare più di due, tre giorni. Se usato impropriamente, quel letto costa, come gestione, molto di più. Infatti succede che nel reparto di degenza vengano trattenuti malati già convalescenti perché il paziente non può essere dimesso per vari motivi (magari la sua abitazione è lontana) e non esiste il reparto low care, che sarebbe assai meno oneroso. Il progetto Piano tiene conto di tutto ciò. Vediamo come concretizzare una degenza più intelligente in quei 50.000 metri quadrati: per le convalescenze e per le lungo degenze è prevista un' ala con camere attrezzate secondo una logica alberghiera, in cui viene però assicurata la presenza, seppur limitata, di personale assistenziale. È una soluzione che ridurrebbe anche i costi: basti pensare che un giorno in un albergo a 5 stelle costa la metà di un giorno di ricovero in qualsiasi ospedale!

 

1-2-3-4-5-6