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L'ospedale del futuro
Un progetto razionale che tenga
conto di tutti gli aspetti senza
penalizzare nulla è economico già
nell' impostazione, che separa le
degenze postoperatorie e per malati
acuti da quelle di convalescenza. Il
paziente viene sempre seguito con
competenza fino al momento finale
della dimissione; si trova in una
struttura confortevole ma è seguito
dagli stessi medici che lo hanno
curato nella fase acuta ed è
dislocato nell' ospedale stesso: se
ci fosse un aggravamento imprevisto
non si perderebbe un secondo.
L'umanizzazione degli ospedali
comincia dal progetto di Piano ma
per essere veramente realizzata
richiede il contributo e l'impegno
di tutti: dei pazienti, dei medici e
degli infermieri. Non basta cambiare
le strutture se non cambiano le
mentalità. Ed è proprio la
«mentalità di gestione» dell'
ospedale che andrebbe rivista, a
cominciare dagli strumenti
legislativi che regolano queste
amministrazioni così «particolari».
Il modello dovrebbe essere un mix
tra pubblico e privato accreditato,
prendendo il meglio da entrambi.
Occorre efficienza, creatività,
flessibilità per raggiungere il
massimo dei risultati (e questi sono
princìpi cardine del privato), ma
ancora di più occorre
l'etica e i princìpi ispiratori del
pubblico: non si possono avere altri
incarichi esterni, il paziente viene
prima di tutto.
Gli ospedali privati accreditati
dovrebbero per statuto essere non
profit e reinvestire tutti gli utili
nel continuo miglioramento
dell'ospedale, nell'incentivazione
della ricerca, nell'umanizzazione. E
forse anche gli ospedali
pubblici dovrebbero passare a una
gestione di diritto privato con la
creazione di fondazioni
pubbliche-private che garantiscano
la tutela del- l'interesse
collettivo. Il malato deve essere al
centro dell'organizzazione e mai
viceversa. È l'ospedale che deve
adeguarsi al malato, non il malato
all'ospedale. |